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16. Il medioevo di Vito Fumagalli a cura di Bruno Andreolli, Paola Galetti, Tiziana Lazzari, Massimo Montanari.

16. Il medioevo di Vito Fumagalli a cura di Bruno Andreolli, Paola Galetti, Tiziana Lazzari, Massimo Montanari.

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 Spoleto 2010, pp.X-346.

Ricordare Vito Fumagalli, per coloro che ne furono allievi e amici, non vuol dire abbandonarsi al gioco affettuoso e doloroso della memoria personale ma mettere a frutto il suo insegnamento che sentiamo vitale e fertile, non solo perché quotidianamente ispira il nostro lavoro di ricerca, ma perché attorno a noi ne scorgiamo di continuo le tracce, negli interessi e nelle prospettive anche di colleghi che non hanno avuto la fortuna di frequentarlo assiduamente e neppure, se più giovani, conoscerlo di persona. Nel 2007, accingendoci a organizzare un colloquio per ricordare i dieci anni dalla scomparsa del maestro, noi suoi allievi bolognesi non abbiamo dunque insistito sulle corde soggettive e individuali della ricorrenza, ma abbiamo piuttosto cercato di impostare una riflessione complessiva sull’opera di Vito Fumagalli e su quanto essa abbia pesato nell’orientare (anche in senso critico) il successivo dibattito storiografico. Studiosi italiani e stranieri, di varia formazione e di generazioni diverse, sono stati invitati a fare il punto su temi che a Fumagalli stavano a cuore e che tuttora conservano un posto di rilievo tra gli interessi della comunità scientifica, che in tal modo, direttamente o indirettamente, mantiene o istituisce con lui un fervido rapporto intellettuale. I temi che abbiamo individuato sono quattro, fra loro diversi ma strettamente integrati, e ci è parso suggestivo evocarli facendo ricorso a espressioni tratte dalla bibliografia fumagalliana. Terra e società (titolo di un fortunato volume pubblicato nel 1974 e poi nel 1976) è quasi un’endiadi, a significare la profonda dimensione ‘territoriale’ della prospettiva storiografica di Fumagalli: egli non intese mai gli uomini, individualmente e collettivamente intesi, se non nel rapporto fondante e determinante con i luoghi in cui vissero, con la terra che calpestarono e della quale si alimentarono, fisicamente e spiritualmente. La storia agraria quindi, di cui Fumagalli fu maestro e, in Italia, iniziatore, non è aspetto minore o particolare di una storia più ampia e ‘generale’, ma premessa e condizione di questa, così come la vicinanza di campi o di boschi non è aspetto occasionale del vivere, ma sostanziale e condizionante. La pietra viva (il titolo è del 1988) significa ancora l’attenzione agli aspetti materiali e fisici del vivere: la simbiosi non solo con i boschi e le campagne ma con quei luoghi straordinari dell’artificio umano che sono le città. Luoghi che segnano le continuità e le discontinuità della storia, luoghi che affascinano ma anche spaventano chi, come Fumagalli, non riusciva a nascondere la sua diffidenza per tutto ciò che spezza gli equilibri ‘naturali’ del mondo. Con Il Regno italico (un titolo del 1978) l’attenzione si sposta dalle forme ambientali e insediative a quelle istituzionali e politiche. Ma basta rileggere quel libro per accorgersi come questi temi restino strettamente legati, perché nell’ottica fumagalliana non esistono strutture di potere e di governo che non abbiano quotidianamente a confrontarsi con la dimensione fisica dei luoghi e dei paesaggi. Considerare contestualmente queste realtà è un modo per capirle meglio tutte, per allargare lo sguardo e pensare a una storia che non può non essere totale (ciò che ci sembra importante ribadire oggi, in tempi di eccessiva parcellizzazione e specializzazione delle competenze storiografiche). Atteggiamenti mentali e stili di vita (titolo di un saggio del 1988) richiama ancora l’attenzione di Fumagalli al vissuto quotidiano, stavolta con una accentuazione del dato individuale, di quella ‘ricerca della persona’ che nei suoi interessi non si limitò alla collocazione sociale degli uomini ma volle indagare più a fondo, cercando di entrare nel cervello e nel cuore delle persone. Obiettivo certo ambizioso, impossibile a giudizio di molti: ma fu questa passione per l’uomo, per l’uomo vivo, fatto di sangue e di pensieri, a rendere viva la storiografia di Vito Fumagalli e a conservarla, ancora oggi, vivissima. Anche per questo ci piacque organizzare il colloquio del 2007, di cui si presentano qui i materiali, attorno al 15 giugno cioè al giorno di nascita del nostro maestro: come a dire che il suo essere esistito è per noi sicuramente più importante del fatto di non esserci più. Introduce il volume una piccola sezione biografica, che mette a fuoco i principali momenti della vita personale e professionale di Vito Fumagalli.


ISBN 978-88-7988-426-6