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10. Maria Rosaria Marchionibus, Icone in Campania. Aspetti iconologici, liturgici e semantici.

10. Maria Rosaria Marchionibus, Icone in Campania. Aspetti iconologici, liturgici e semantici.

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Spoleto 2011, pp. XVI-162 (illustrato).

Il testo prende in esame, nel contesto ampio e articolato degli studi sulla pittura di icone in epoca medievale, la Campania che si configura come un importante centro di importazione e di produzione e, dunque, assume un ruolo di particolare rilevanza per ricostruire il quadro dei rapporti fra la tradizione orientale, le sue varianti mediterranee e occidentali, e la coeva lingua pittorica meridionale. Grazie all’analisi delle fonti, realizzata su piani paralleli, attraverso lo scandaglio attento di testi e documenti medievali campani – narrazioni agiografiche, traslazioni di reliquie, legati testamentari, atti di vendita e donazioni -; confrontati con quelli di ambito bizantino e tenendo contemporaneamente sempre presente la letteratura teologica e religiosa coeva, orientale e occidentale, l’autrice ha evidenziato l’esistenza inedita di una realtà particolarissima, in cui la chiesa campana si rivela essere un organismo potente e originale: essa presenta, infatti, elementi radicati nella cultura precristiana, uniti sincreticamente a tratti ereditati dalla tradizione paleocristiana, ad influenze provenienti da Roma – contesto a cui si guarda costantemente, ma con cui si instaura anche una sorta di competizione -, e a suggestioni giunte direttamente da Costantinopoli; organismo che, però, è in grado di trasformare gli apporti esterni per promuovere forme di culto autonome, e che orienta anche le scelte culturali e religiose del territorio circostante. In Campania l’esame delle fonti ha evidenziato, difatti, la presenza di un culto delle icone dalle evidenti declinazioni orientali, che assegna loro una ben definita personalità giuridica e prevede complesse forme di devozione, in cui elementi fondamentali diventano le luci, le preghiere, i canti e gli odori: dunque, l’icona prende quasi vita, divenendo, esattamente come in Oriente, una presenza attiva nello svolgimento della liturgia. Il culto delle icone in Campania si riveste, pertanto, di forme particolari di devozione, perfettamente in sintonia con Bisanzio, ma che subiscono a Napoli una declinazione diversa, più enfatizzata, tanto da cambiarne la natura: infatti la partecipazione emotiva del fedele qui è maggiore rispetto all’Oriente, le immagini campane diventano esseri senzienti, con cui la comunicazione avviene su un piano personale e il fedele, al fine di ottenere un loro intervento prodigioso, arriva persino a provocarle. Il testo, poi, mette in evidenza il legame con questa categoria di immagini e la lunga tradizione precristiana attestata nel territorio campano, relativa alla forte devozione riservata a divinità salutifere, tradizione che viene rivivificata dagli apporti orientali e trasferita nel culto delle icone, che diventano, così, capaci di propiziare l’intervento taumaturgico soprannaturale, o di effettuare direttamente guarigioni miracolose. Tale studio ha sottolineato come in Campania, forse proprio a causa di questa familiarità con l’elemento soprannaturale, che interviene quasi naturalmente a modificare gli eventi della vita quotidiana inducendo guarigioni miracolose, si realizza un processo di sovrapposizione ideologica tra reliquia e icona, che viene assimilata al corpo santo del personaggio rappresentato e custodita alla stregua di un frammento sacro, di cui condivide le qualità prodigiose: fenomeno che riveste il culto di tali effigi di declinazioni fortemente orientali. Il testo indaga anche il rapporto delle icone su tavola con gli affreschi, e la mutazione genetica che l’icona subisce in Occidente, trasformandosi in tavola d’altare. La decodificazione effettuata della materia non solo pittorica ma anche ideologica dell’icona, consente all'autrice di evidenziare la forte connessione delle icone con la retorica: infatti, l’esame delle iconografie e delle posture ad esse collegate ha reso possibile riconoscere nelle immagini una sapiente orchestrazione di gesti, per così dire, eloquenti. Si è evidenziato, infine, che la circolazione di tavole nel territorio è quasi prevalentemente relativa a immagini mariane, circostanza che ha, probabilmente influenzato anche la nascita e lo sviluppo di una forte devozione verso la Madonna di Costantinopoli, di cui si è indagata la genesi del culto. Il libro, pertanto, ricostruisce la storia delle icone medievali in Campania, che si configura come una vicenda in origine ricca e complessa, fortemente polisemica, in cui l’icona diviene un’esperienza con connotazioni quasi sinestetiche, e il fenomeno artistico si trasforma in conoscenza corporea e mistica. L’icona diviene, dunque, un portale verso la dimensione soprannaturale e assume capacità prodigiose, che risalgono a pratiche precristiane diffuse nel bacino del Mediterraneo, ma riverberano fortemente le miracolose icone di Costantinopoli.

Indice:
MARINA FALLA CASTELFRANCHI, Presentazione - Introduzione - 1. Fonti - 2. Frammenti di presenze - 3. Affreschi, memoria di icone: alcuni esempi campani - 4. Icona-reliquia: immagini “contenitori” di icone - 5. Storia di una mutazione genetica: l’icona si trasforma in tavola d’altare - 6. Iconologia, semantica e retorica delle immagini - 7. Il culto della Vergine di Costantinopoli in Italia meridionale - Conclusioni - Fonti - Bibliografia - Indice delle illustrazioni e referenze fotografiche - Tavole - Indice dei nomi, dei luoghi e delle cose notevoli.


ISBN 978-88-7988-364-1