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03. Giuliano Milani, BOLOGNA.

03. Giuliano Milani, BOLOGNA.

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IL MEDIOEVO NELLE CITTÀ ITALIANE, 3
(VISIONA TUTTI I VOLUMI DELLA COLLANA)


Spoleto 2012, pp.XII-248, illustrato

A guardarlo il centro di Bologna pare tutto medievale. Se ne può rendere conto chiunque, anche un turista di passaggio. Immaginiamo per esempio di dover aiutare, in un torrido agosto, uno sperduto visitatore, diciamo berlinese, appena arrivato in piazza Santo Stefano, a raggiungere piazza Maggiore. Per andare sul sicuro (e farlo rimanere all’ombra) lo si potrebbe indirizzare di portico in portico verso via Rizzoli fornendogli quali punti di riferimento il medievale palazzo della Mercanzia e le medievali Due Torri. Dopo averlo fatto voltare a sinistra per fargli percorrere, sempre all’ombra, un breve tratto di quella che un tempo si chiamava solo via Emilia, gli si potrebbe dire di fermarsi e voltare ancora a sinistra in prossimità degli edifici che prendono il nome da personaggi duecenteschi: il palazzo Re Enzo, quello del Podestà e quello d’Accursio. Per accertarsi di essere arrivato a destinazione si dovrebbe a quel punto guardare intorno e cercare l’incompiuta facciata della medievale chiesa di San Petronio. Se poi quel turista, apprezzato il giretto, decidesse di restare in città per una settimana, al termine del suo soggiorno si sarebbe ormai fatto un’idea di come è fatta questa città. Se non fosse del tutto sprovvisto di senso dell’orientamento (o se avesse deciso di darle un’occhiata dall’alto, salendo sulla torre degli Asinelli o consultando un sito di mappe satellitari) probabilmente la raffigurerebbe come una croce, il cui centro è Piazza Maggiore, dal cui braccio orizzontale (sempre la via Emilia) si dipartono da una parte e dall’altra alcune radiali (particolarmente percepibili ad oriente, da quelle Due Torri che ha visto il primo giorno). Se fosse dotato di spirito di osservazione avrebbe addirittura scoperto che queste radiali sono collegate tra loro da vie che complessivamente vengono a formare un perimetro più piccolo e concentrico rispetto a quello che separa il centro storico dal resto della città, i viali di circonvallazione. Ebbene il nostro berlinese, ormai smagato, non avrebbe fatto altro che combinare tra loro le tracce più evidenti dello sviluppo urbanistico medievale: la complicazione dell’antica struttura ortogonale romana avviata tra l’età longobarda e il secolo XII (la croce e le radiali) e le due ultime cerchie di mura (i due perimetri, quello più piccolo che unisce le radiali e quello maggiore dei viali). La forma del centro di Bologna e gli elementi che la compongono sono dunque il risultato di interventi avvenuti tra il IV e il XIV secolo e cioè tra il momento in cui l’insediamento romano costruito attorno al cardo e al decumano era ridotto ai minimi termini e quello in cui, dopo alcuni secoli di crescita, dapprima impercettibile, poi lentissima, quindi impetuosa, l’espansione subì un nuovo e violento arresto, destinato a lasciare la città in quella forma lungo i secoli dell’età moderna. Questo fatto così evidente ha fatto scrivere a Gina Fasoli, venerata fondatrice della moderna medievistica bolognese, che Bologna è “una città in cui il tempo diventa visibile” quasi a dire che il medioevo si vede a occhio nudo. È un’impressione facilmente condivisibile e che tuttavia rischia di generare fraintendimenti. Se infatti il nostro turista fosse per incanto scaraventato al tempo di Guido Guinizzelli (seconda metà del Duecento) e costretto a ripercorrere la strada che aveva fatto il suo primo giorno si ritroverebbe in un panorama assai diverso. Alla sua partenza non vedrebbe alcun palazzo della Mercanzia e al suo arrivo nessuna chiesa di San Petronio. Attraverserebbe invece un grande mercato alimentare dotato di macelli e pescherie, vedrebbe una quantità di torri tale da fargli ridimensionare il valore di segnavia di quelle due che lo avevano colpito tanto, percorrerebbe una via Emilia ben più stretta e infine si verrebbe a ritrovare in una piazza in cui il palazzo del comune non è quello che pensava, una piazza più piccola e non così squadrata come gli era sembrato, su cui si affacciano tante casette private, anche loro dotate di torri; il tutto, poi, avendo attraversato almeno una volta, forse due, un corso d’acqua. La medievalità di Bologna, insomma, salta all’occhio, ma inganna. Non è solo il frutto dell’innegabile continuità tra quell’epoca e l’oggi, ma anche il risultato di consapevoli scelte compiute in vari momenti per celebrare un momento del passato (quel secolo XIII così importante per il comune) per mezzo di diverse strategie: aggiungendo alcuni elementi (come il palazzo della Mercanzia, o la chiesa di san Petronio, costruite tra fine XIV e inizio XV secolo), selezionandone alcuni altri (come le torri oggi visibili, sopravvissute agli abbattimenti dei primi del Novecento), rifacendone altri ancora (come i palazzi della piazza, frutto del gusto antiquario di Alfonso Rubbiani attivo nella Belle Époque), e infine seppellendone non pochi, come i canali. Accostarsi davvero alla Bologna medievale significa allora recuperare ciò che non è sopravvissuto alla selezione, passare in rassegna ciò che appare in superficie, scavare per far riaffiorare le tracce della sua storia, in primo luogo quella del suo tessuto urbano, che Cesare Brandi definiva “la vera bellezza di Bologna”, provando a stabilire (e non sempre è facile) quando e come i suoi principali elementi sono comparsi.

INDICE:
Introduzione - Parte prima: profilo generale - Parte seconda: le fonti scritte - Parte terza: il paesaggio urbano e le opere d’arte - Bibliografia - Indice dei nomi propri di persona e di luogo.


ISBN 978-88-7988-755-7