Italiano English
50. Eugenio Susi, SANTI, PORTI E RELIQUIE. Agiografia e culto lungo la costa tirrenica nell’alto medioevo

50. Eugenio Susi, SANTI, PORTI E RELIQUIE. Agiografia e culto lungo la costa tirrenica nell’alto medioevo

Codice Prodotto: 978-88-6809-119-4
Disponibilità: In Stock
Prezzo: 65,00€

UOMINI E MONDI MEDIEVALI, 50             (VISIONA TUTTI I VOLUMI DELLA SERIE)

Spoleto 2016, pp. XVI-560, ISBN 978-88-6809-119-4

Articolato in sette saggi, questo studio intende ricostruire alcune delle principali dinamiche agiografiche inerenti a un ampio settore delle coste del medio Tirreno (quello compreso fra Porto e Luni) nel vasto ambito cronologico esteso dall’alto al pieno medioevo, prestando particolare attenzione non solo alle problematiche filologiche dei testi, ma anche e soprattutto a quei variegati aspetti di natura istituzionale, politico-religiosa e patrimoniale, i quali, attraverso le analisi proposte dall’Autore, permettono, fra l’altro, di approdare a una migliore contestualizzazione delle narrazioni e a una più adeguata collocazione cronologica di queste ultime. Filo conduttore di questa complessa ricostruzione è ovviamente il mare (vero e proprio coprotagonista della numerose narrazioni agiografiche prese in esame), il quale, inizialmente percepito quale ambiente limite, posto a ridosso di abissi imperscrutabili e foriero di improvvisi e terrificanti pericoli, risulta in seguito configurato non solo come una sorta di “vettore” di santità (così come testimoniato dai viri Dei approdati sulla costa tirrenica dopo lunga e perigliosa navigazione), ma anche come uno spazio ormai aperto e percorribile in quanto posto sotto il patronato di quelle figure di santi caratterizzati da un risalente rapporto con tale ambito. Questi ultimi elementi caratterizzano, in particolare, due saggi del volume, il primo e il terzo, rispettivamente dedicati al culto civitavecchiese di santa Ferma e a quello cornetano per san Secondiano, nei quali l’autore ricostruisce sia le variegate dinamiche che determinarono la progressiva configurazione di una martire aliena (cioè santa Firmina di Amelia, tardivamente introdotta a Civitavecchia dai monaci di Farfa) quale patrona della città e dei naviganti, sia la lunga vicenda cultuale relativa a san Secondiano, martirizzato presso l’antico porto tarquiniese di Graviscae, e successivamente chiamato, seppur dopo un lungo periodo di oblio, ad assumere l’importante ruolo di patrono del comune di Corneto e del suo porto. Di segno diverso la vicenda affrontata nel secondo capitolo, dove l’Autore ricostruisce le origini e gli sviluppi del leggendario incontro tra sant’Agostino e il fanciullo sulla riva del mare, individuandone l’antica radice nella ben più risalente tradizione agiografica relativa allo sbarco di san Senzias sulle coste civitavecchiesi, ambientata nello stesso luogo (il porto di Bertaldo) in cui, a distanza di alcuni secoli, gli agiografi dell’Ordine di Sant’Agostino, bisognosi di accreditare la pretesa fondazione agostiniana della propria famiglia religiosa, avrebbero artificiosamente provveduto a ubicare la consegna della Regola da parte dell’Ipponese. Ai cicli agiografici populoniesi è invece dedicato il capitolo quarto, nel quale lo studioso ricostruisce le complesse vicende agiografiche dei santi Regolo e Cerbonio, precisando la probabile identità dei due santi (il primo dei quali forse identificabile con un pressoché omonimo martire africano venerato in Cagliari) e assegnando una più corretta cronologia alle due narrazioni, la prima collocabile nella prima metà del IX secolo, la seconda riconducibile agli anni compresi fra la fine dell’XI secolo e gli inizi del XII. Nel quinto capitolo si ricostruisce la controversa storia cultuale di san Torpete, a partire dalle questioni inerenti all’identità agiografica del martire e dal complesso contesto politico-religioso in cui, tra VIII e IX secolo, maturò la stesura della sua Passio (sicuramente concepita in ambito pisano per difendere, sia pur in un’ottica filoromana, le ormai vacillanti prerogative del vecchio ceto dirigente longobardo), fino al successivo rilancio cultuale che, a partire dalla metà dell’XI secolo, determinò un sensibile irradiamento del culto del preteso martire pisano fino alle coste della Provenza. Un siffatto approccio diacronico caratterizza anche il capitolo sesto, incentrato sulle vicissitudini occorse alle reliquie di san Mamiliano e di santa Ninfa, nel quale si individuano e si ricostruiscono una lunga serie di iniziative cultuali e agiografiche sovente finalizzate a supportare, nel più vasto contesto della lotta fra papato e impero, contrapposizioni di natura istituzionale e ideologica, mentre nel settimo e ultimo capitolo, dedicato alla ricostruzione e alla reinterpretazione della vicenda cultuale dei santi lunensi Venerio e Venanzio, si ricostruisce di fatto l’intera storia del santorale di Luni dalle origini fino al XIII secolo.

Indice: 
E. Paoli, Prefazione - Referenze bibliografiche - Abbreviazioni - I. Santa Ferma e Civitavecchia - II. La costruzione di un mito agiografico: sant’Agostino e il fanciullo sulla riva del mare - III. San Secondiano e Corneto - IV. Africani, cefalofori e ‘saraceni’. I cicli agiografici populoniesi dall’alto medioevo al XII secolo - V. La barca di san Torpé. Strategie agiografiche e cultuali nella Passio sancti Torpetis (BHL 8307) - VI. « Fare dicte sancte reliquie nectare et pulire ». La dispersione delle spoglie di san Mamiliano e santa Ninfa tra Porto e Pisa - VII. Problemi di agiografia lunense: san Venerio e san Venanzio - Bibliografia  - Indice dei nomi - Indice dei luoghi.