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11. Roberto Greci, PARMA

11. Roberto Greci, PARMA

Codice Prodotto: ISBN 978-88-6809-131-6
Disponibilità: In Stock
Prezzo: 15,00€

IL MEDIOEVO NELLE CITTÀ ITALIANE, 11      (VISIONA TUTTI I VOLUMI DELLA COLLANA)
 

Spoleto 2017, pp. VI-266, tavv. f.t. 16, ISBN 978-88-6809-131-6

Parma non presenta, nel suo complesso, un aspetto medievale. Il ruolo di capitale assunto dalla città in età moderna, infatti, ha determinato profonde trasformazioni della struttura urbanistica e del patrimonio architettonico precedenti. Eppure, durante il Medioevo, città e territorio sono stati teatro di una vicenda storica importante, coerente con quella di altri centri dell'Italia settentrionale e nello stesso tempo dotata di specificità meritevoli di attenzione. Un carattere strutturale distintivo di questa storia è la collocazione geografica della città, situata tra il Po e i valichi appenninici, all'incrocio della via Emilia con la via Romea o Francigena, che già in età longobarda ebbe la funzione di garantire i collegamenti tra il mondo padano e l'Italia centrale.
L'importanza di Parma durante il Medioevo è ben percepibile nella piazza della Cattedrale, cuore della vita religiosa ma anche della vita civile fino a inizio Duecento, quando, sul luogo dell'antico foro romano, cominciò a prendere corpo la piazza del Comune. Nell'area a ridosso delle mura tardo antiche (note anche grazie a recenti scavi) è situato il complesso degli edifici ecclesiastici (Duomo, Palazzo episcopale e Battistero) che testimoniano, con l'alto livello di progettualità artistica insito nelle imponenti strutture e negli straordinari apparati decorativi, il tono della vita cittadina. Questa piazza dunque, rappresenta un luogo privilegiato per comprendere i momenti fondamentali della storia cittadina. Essi, infatti, sono strettamente intrecciati alla ricchezza e al ruolo della sua chiesa, vicinissima ai vertici politici lungo l'età carolingia e ottoniana e sede, nell'XI secolo, di una celebrata scuola capitolare capace di attrarre personaggi di spicco (uno fra tutti san Pier Damiani), nonché alle dinamiche di potere intercorse prima tra autorità vescovile e autorità comitale e poi tra autorità vescovile e istituzioni comunali, queste ultime maturate faticosamente entro il clima conflittuale di riforma della Chiesa che vide la prolungata fedeltà dell'episcopato parmense alla causa imperiale.
Gli anni dell'avvio e del consolidamento del comune, tra XII e XIII secolo, sono anni di sensibile e diffuso sviluppo, uno sviluppo che si traduce in eloquenti trasformazioni urbanistiche. Nell'antico nucleo urbano, situato a est del torrente Parma che ora divide in due la città, si avviano, entro la nuova piazza del Comune, i cantieri dei palazzi civili di cui oggi, purtroppo, rimangono esili tracce, mentre nell'area della Cattedrale viene innalzato ex-novo il Battistero, in cui trionfa il genio innovativo di Benedetto Antelami.  Ma la novità più consistente, perché sottende un significativo sviluppo demografico e sociale, è data dall'ampliamento (una quasi duplicazione) dell'intero spazio urbano. Nella zona occidentale dell'Oltretorrente infatti, a seguito di una straordinaria esondazione e di un sensibile spostamento del corso del fiume, comincia a strutturarsi il quartiere di Capodiponte, una frontiera urbana destinata in breve tempo ad accogliere nuovi insediamenti religiosi, nuove attività economiche e numerosi ospedali.
Degna di attenzione è la natura e il dinamismo dei ceti dirigenti parmensi in età comunale, i cui progetti e i cui interessi rimasero costantemente coincidenti o intrecciati con quelli delle grandi schiatte signorili radicate nel contado (Rossi, Sanvitale, Correggio, Pallavicino, Lupi) e che nel contado hanno costruito numerosi castelli, molti dei quali, più o meno conservati o più o meno trasformati, sono ancor'oggi visibili. Fortemente impegnate anche nella scena cittadina grazie alle loro competenze militari, giuridiche e funzionariali, le grandi famiglie furono in grado di orientare sviluppi politici di portata non solo locale (pensiamo al definitivo fallimento del progetto di Federico II consumatosi proprio sotto le mura di Parma), di guidare le istanze popolari emergenti avviando precoci sperimentazioni signorili, di occupare la cattedra episcopale. Il loro protagonismo e le loro accese conflittualità contribuirono a determinare una forte frantumazione del panorama politico cittadino, a indebolire il funzionamento delle istituzioni comunali e la loro capacità di controllo del territorio, a condizionare la vita economica e sociale e a facilitare, alla fine, la soggezione della città al potere milanese (1347). Una soluzione, questa, che ridusse Parma a periferia di uno stato regionale, anch'esso incapace di ridimensionare il ruolo dei ceti feudali e di comporre le tradizionali divisioni.
Una storia, dunque, difficile e a tratti contraddittoria, ma tale da produrre anche un ragguardevole patrimonio di testimonianze scritte: dal ricco corpus statutario che consente di inseguire le vicende istituzionali (e non solo), alle altre fonti pubbliche e private sopravvissute nonostante i severi naufragi documentari e le tormentate vicende archivistiche, alle fonti cronachistiche tra le quali spicca l'eccezionale cronaca di fra' Salimbene de Adam.

Indice:
Parte prima: profilo generale - Parte seconda: le fonti scritte - Parte terza: il paesaggio urbano e le opere d’arte - Bibliografia - Indice dei nomi propri di persona e di luogo.