19) XIX. Maria Laura Testi Cristiani, La Diocesi di Pisa.

19) XIX. Maria Laura Testi Cristiani, La Diocesi di Pisa.

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Spoleto 2011, pp. XIV-398, illustrato.

Il quadro storico-critico delle testimonianze di scultura altomedievale nella Diocesi di Pisa è illuminato dalla relativa consistenza documentaria specie dai secoli X-XI, dagli accertamenti archeologici in fieri, dalla recente ripresa degli studi storici. In gran parte tali materiali, entro il crinale di fine XI secolo, permangono nel sito originale: in esso recuperano la loro consistenza cronologica e culturale, vere e proprie tessere congruenti del mosaico storico che concorrono a delineare. Se ne illuminano anche le circostanze storico-culturali e religioso-istituzionali del complesso geologico-geografico del Monte Pisano – ove restano testimoniati insediamenti umani già dal 3000 circa a.C. fino alla ben testimoniata colonizzazione romana – e delle basse terre che lo lambiscono. Qui, nell’ambito delle comunicazioni via terra e via acqua tra Pisa e Lucca, i corsi di fiumi torrenti e confluenti, con inondazioni stagionali e fuoruscite permanenti o provvisorie, causano e insieme testimoniano abbandoni e rovine di edifici, spostamenti anche giurisdizionali e ricostruzioni. Emergono forti peculiarità culturali che affondano le radici fino nella conflittualità tra Bizantini dominanti dal mare Pisa e terre limitrofe, e Longobardi del ducato di Lucca. Vi si testimoniano fin da prima del secolo VII insediamenti eremitici, chiese “private” e monasteri coi relativi cimiteri; molini impianti arborei boschi e colture anche di vite, con insediamenti abitativi specie pastorizi. Un sistema articolato che conta centri amministrativi e proprietà regie, private, ecclesiastiche, enfiteusi, concessioni, usufrutti. A partire dal secolo VII chiese “private” come S. Mamiliano di Lupeta attestano in lastre architravi mensole capitelli testimonianze di cultura longobarda su forti rievocazioni romane ed evidenziano significativi passaggi alla giurisdizione vescovile. Dei secoli X e XI restano sul massiccio del Monte Pisano opere insigni di quelli che ho definito Magistri doctissimi, portatori in veri e propri repertori di modelli, dei valori di chiarezza equilibrio verosimiglianza di retaggio romano, di cui era anche tessuta la tradizione di Pisa, poi proclamatasi altera Roma o secunda Roma. (Tradizione la cui ripresa siglerà l’XI secolo come costante denominatore e che culminerà nel grande progetto del Duomo di Buscheto ove lievitano e si fondono le millenarie esperienze mediterranee, greco-romane, bizantine e vicino e medio orientali). Si delinea nell’ambito cittadino la facies politico-istituzionale, topografica, urbanistica (vedi anche l’Introduzione storico-topografica di M.L. Ceccarelli Lemut e G. Garzella) con il Battistero di controversa datazione dal V-VI fino all’VIII secolo, con le chiese di S. Margherita, S. Pietro “ad septem pinos”, S. Cristina, S. Eufrasia, il monastero di S. Pietro, testimoniati a partire dal secolo VIII. Di questi, come degli altri tutti di rinvenimento o collocazione dei reperti altomedievali, sono delineati nelle note storiche elementi significativi della peculiare realtà architettonica religiosa urbanistica. Cito in proposito i casi esemplari di “S. Torpie in Sambra”, VIII-IX secolo, cui è riferibile l’apocrifa Passio Sancti Torpetis del VII secolo con rilevanti testimonianze toponomastiche urbanistiche e giuridiche; di S. Mamiliano di Lupeta, già ricordato per le peculiarità romano-longobarde che fondono la tradizione sarcofagale romana col nuovo lessico longobardo delle teste a pera, degli occhi esorbitanti, delle mascelle gonfie; di S. Zeno di rievocazione romano-ravennate che segna con S. Cristina e S. Piero a Grado l’entrata nel lessico architettonico pisano delle losanghe come degli elementi marmorei di recupero. Concorrono ad illuminare il complesso quadro le pur scarse testimonianze epigrafiche, a S. Mamiliano di Lupeta (nell’VIII secolo) con il riferimento al committente Rotperto e al Santo; a S. Frediano di Pisa con l’apotropaica invocazione a Mihili Mihili Mihili, in quella riviviscenza di cultura longobarda tra X e XI secolo di cui ricordo anche la Lastra del martirio di S. Maria a Vicopisano. Elementi di cultura merovingica e visigotica sono collegabili ai percorsi dei dromones pisani nel bacino occidentale del Mediterraneo, attraverso le identificate tappe del culto di S. Torpè e quelle inverse dell’Orazionale mozarabico di Tarragona; attraverso l’opera negli scriptoria pisani e soprattutto lucchesi di intellettuali in fuga dalla Spagna al tempo della conquista araba. Presenze di cultura carolingia si attestano a Pappiana, S. Piero a Grado; a Pisa nei collegamenti di S. Zeno con le abbazie benedettine carolingie nord-europee. (È importante sottolineare che l’avvento dei Carolingi segna anche la sistematica riorganizzazione civile ed ecclesiastica con il riordinamento delle pievi, l’istituto dei sacramenti e della messa, la corresponsione delle Decime). Entro tale complesso diagramma di culture confluenti, si rilevano relazioni iconografiche e formali, specie in chiese del Monte Pisano databili tra X e XI secolo, con aree bizantine e armeno-georgiane. Il fenomeno è rapportato alle istanze di riforma del secolo XI e alla fondazione di monasteri benedettini spesso collegati a sistemi di incastellamento nel quadro della politica dinastica e territoriale, fiscale e amministrativa oltreché sociale e religiosa dei marchesi di Toscana. È anche rapportato a percorsi di religiosi e maestranze provenienti da quelle aree mediorientali, come è ipotizzabile anche nel caso analogo di opere scultoree testimoniate a Genova intorno al Mille? Da officine gravitanti attorno al Mar Nero perviene sul Monte Pisano la croce-reliquiario niellata del secolo X, incisiva nelle peculiarità iconografiche di Cristo in colobio nella Lastra II di Lupeta e nella Lastra del martirio di Vicopisano. La Lastra II di Lupeta infine rivela intervenute forti mutazioni iconografiche e semantiche, segnando il passaggio dal significato del grappolo come simbolo del sacrificio di Cristo all’esaltazione del lavoro e della dignità della fatica dell’uomo, nell’alba della civiltà precomunale. Se ne conferma anche in ambienti non aulici la testimonianza di rilevanti processi linguistici e di nuove modalità espressive. In ogni opera, di conseguenza, si è cercato di leggere il progetto del magister, i modelli derivati ed esemplari in uso nella bottega, la messa in opera delle maestranze, il peso delle committenze. D’altronde, a favore della autonomia espressiva dell’artista, pur nel tema prescritto, ricordo che già nel secolo VIII molte sono le firme degli autori, che rivelano uno status sociale non servile anzi di prestigio, segno del valore aggiunto nell’opera di concetto ed esecuzione. Ne discende la confutazione del talora riaffiorante preconcetto del Medioevo e più dell’Alto Medioevo come età barbara, di decadenza, di impoverimento espressivo. Questo in parte anche deriva dalla frequente decontestualizzazione dei materiali, nel caso in esame quelli scultorei altomedievali, spesso anche smembrati abrasi e frammentari, deprivati di paste colorate o plumbee negli incavi, delle vernici auree o vetrose, di inserti di metallo, lapidei o marmorei, delle coloriture e dorature. Ne risulta alterata la valutazione di opere che nelle originarie collocazioni assumevano valenze ulteriori. Quali dobbiamo idealmente ripensare nei contesti originali integri, in peculiari modalità di aggregazione e ritmazione, splendenti di colori dorature riflessi non meno dei contigui mosaici litostrati pitture.


INDICE:
LETIZIA ERMINI PANI, Premessa
M. L. CECCARELLI LEMUT - G. GARZELLA, Introduzione storico-topografica: 1. Le origini della Chiesa pisana e le tradizioni agiografiche - 2. Il territorio diocesano - 3. Il sistema pievano - 4. Eremitismo e vita regolare - 5. Cronotassi dei vescovi e arcivescovi di Pisa sino all’inizio del XIII secolo

M. L. TESTI CRISTIANI, Introduzione storico-metodologica : 1. Il Monte Pisano - 2. Le chiese della diocesi di Pisa - 3. Testimonianze epigrafiche - 4. Circostanze longobarde - 5. Indizi di cultura merovingica e visigotica - 6. Testimonianze di cultura carolingia - 7. Vettori culturali bizantini - 8. I magistri doctissimi - 9. Considerazioni metodologiche

CATALOGO :
PISA: Chiesa di S. Maria (Duomo) - Cappella di S. Agata “in Badia” - Chiesa di S. Frediano - Chiesa di S. Michele in Borgo - Chiesa di S. Pietro in Vinculis (S. Pierino) - Abbazia di San Zeno - Museo dell’Opera del Duomo - Museo nazionale di S. Matteo - Piazza del Duomo – Mura urbane - Porta del Leone
CALCI : Pieve di S. Ermolao
CALCINAIA : Torre di Calcinaia
CAPRONA (VICOPISANO): Pieve di S. Giulia
CASCINA : Pieve di S. Maria Assunta e S. Giovanni Battista
CASTELMAGGIORE (CALCI):Chiesa di S. Donato
CUCIGLIANA (VICOPISANO): Chiesa di S. Andrea Apostolo - Abbazia di S. Michele – Verruca (Vicopisano) - Chiesa di S. Andrea Apostolo
LUGNANO (VICOPISANO): Chiesa di S. Quirico e S. Giuditta
LUPETA (VICOPISANO): Chiesa di S. Andrea - Chiesa di S. Iacopo [già S. Mamiliano]
MARCIANELLA (CASCINA): Chiesa di S. Miniato
MIRTETO DI ASCIANO PISANO (SAN GIULIANO TERME): Chiesa di S. Maria di Mirteto
PANICALE (BUTI): Chiesa di S. Maria “ad Nives”
PAPPIANA (SAN GIULIANO TERME): Chiesa di S. Maria
RIGOLI (SAN GIULIANO TERME): Pieve di S. Marco
SARDINA (CALCINAIA)
S. PIERO A GRADO (PISA): Basilica di S. Piero
VICOPISANO : Pieve di S. Maria e S. Giovanni
ZAMBRA (CASCINA): Chiesa di S. Iacopo [già S. Torpè]
TAVOLE (I-CVII) - ABBREVIAZIONI BIBLIOGRAFICHE - INDICI - Indice analitico - Indice delle tavole


ISBN 978-88-7988-475-4