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13. Ezio Claudio Pia, ASTI

13. Ezio Claudio Pia, ASTI

Codice Prodotto: ISBN: 978-88-6809-148-4
Disponibilità: In Stock
Prezzo: 15,00€

IL MEDIOEVO NELLE CITTÀ ITALIANE, 13      (VISIONA TUTTI I VOLUMI DELLA COLLANA)

Spoleto 2017, pp. XII-234, tavv. f.t. 16, ISBN 978-88-6809-148-4  

La centralità rispetto a un articolato sistema di vie di comunicazione che collega la Pianura padana, il litorale ligure e l’area alpina è all’origine della vitalità dell’insediamento urbano di Asti fin dall’epoca romana. A tale posizione di snodo si legano due tendenze di lunga durata della storia dell’Astigiano che hanno trovato organica definizione nel corso del medioevo: la vocazione commerciale – dal Duecento anche creditizia – di portata europea e una pervasiva progettualità politico-territoriale che ha permesso ad Asti di assicurarsi il controllo di un ampio settore dell’attuale Piemonte centro-meridionale. D’altro canto, come segnalava Renato Bordone nell’introduzione di Città e territorio (1980) – studio fondamentale che inquadra la vicenda di Asti tra tardoantico ed età comunale –, “la storia di una città è inscindibile da quella del suo territorio, in quanto la città rappresenta il punto di maggior frequenza e intensità di rapporti umani all’interno di un sistema dinamico”. Proprio in questo specifico rapporto, destinato nel caso astigiano a conservare la propria rilevanza anche nel corso dell’età moderna, può essere ricercata quell’ “ineliminabile individualità” che Paolo Cammarosano ha proposto come uno dei nodi problematici da indagare all’interno del progetto della collana “Il Medioevo nelle città italiane”.
Al mantenimento di una connotazione urbana nonostante la crisi della tarda età imperiale si lega la persistente centralità politico-territoriale di Asti, sede di ducato longobardo e di contea in epoca franca; fondamentale risulta, inoltre, il ruolo di coordinamento esercitato dell’autorità vescovile, testimoniata dal V secolo, che a cavaliere tra alto e basso medioevo modellò le strutture politiche e sociali della città e del contado, anche grazie ai rapporti ricorrenti dei presuli astesi con il potere imperiale.
La sperimentalità politica che caratterizza la vicenda di Asti si intensifica a partire dal tardo XI secolo come rivelano la precoce attestazione dei consoli comunali (1095), il passaggio un secolo più tardi al regime podestarile, e ancora la definizione, dai primi decenni del Trecento, di un durevole organismo dagli stabili connotati istituzionali e territoriali attraverso una politica di dedizioni a potenze ora di rilievo regionale ora di rango europeo, che di fatto non compromisero la sostanziale autonomia della città. A questo processo di elaborazione istituzionale si affianca la proiezione degli uomini d’affari astigiani entro il sistema creditizio internazionale, destinata a non venir meno fino al XVII secolo inoltrato.
Tale rete di rapporti determina la circolazione di modelli sociali, politici ed economici, caratterizzando, in particolare dall’età comunale, non solo le strutture del territorio ma anche il ruolo della città nel più ampio scenario sovraregionale. Ne derivano modi e forme di relazione che avrebbero connotato la funzione di “capitale provinciale” mantenuta da Asti ben oltre gli albori dell’età moderna.
Processi che è possibile individuare esplorando il ricco “paesaggio delle fonti” astigiane dal quale, nonostante dispersioni casuali o selettive, emergono in prospettiva diacronica le linee guida degli sviluppi istituzionali. Su queste basi documentarie, la storiografia ha ricostruito il peculiare panorama del medioevo locale, un’immagine completata dalla concretezza della facies architettonica ridefinita a partire dal tardo XIII secolo – quando, secondo il cronista Ogerio Alfieri, “Ast facta est quasi nova” –, facies che ha fissato la struttura urbanistica almeno fino all’Ottocento. Dello splendore dell’età medievale rimangono in effetti ancor oggi tracce rilevanti nell’impianto della città, nonostante i pesanti ridimensionamenti determinati dalle soppressioni napoleoniche e dall’ondata di modernizzazione otto-novecentesca, emergenze cui si affiancano gli esiti delle sistematiche indagini archeologiche degli ultimi decenni, che consentono una più matura conoscenza dell’urbanistica romana e alto medievale.
Un dialogo complesso, quello tra l’immagine del passato medievale e il presente, mediato dalle fonti, dalla lettura che le diverse epoche ne hanno ricavato e naturalmente dai processi di selezione talvolta drastici che ne hanno condizionato la tradizione. Ne emerge, in un quadro dinamico e di lunga durata, la storia di una città e di un territorio centrali sia rispetto alle relazioni politiche dell’Italia nord-occidentale sia nel sistema economico europeo.

Indice:  
Premessa - Parte prima: profilo generale - Parte seconda: le fonti scritte - Parte terza: il paesaggio urbano e le opere d’arte - Bibliografia - Indice dei nomi propri di persona e di luogo
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